Latina, Conferenza Provinciale “Perché non accada
mai più”, 16 maggio 2008
AMISTRADA- Rete di amicizia con le ragazze e i
ragazzi di strada
Creare progetti di vita per una
infanzia rubata
Cerco
di dare un panorama generale della situazione dei bambini nel mondo per parlare
poi di un continente, successivamente di una regione, per arrivare alla storia
di un paese, il Guatemala, e dei suoi
bambini di strada.
Nel
mondo i bambini (0-14 anni) sono più di due miliardi. Secondo le cifre
riportate dell’O.I.L (Organizzazione Internazionale del Lavoro), l'87% vive nel
sud del mondo e nella fascia d'età tra i 5 ed i 14 anni, uno su quattro lavora. Ossia, sono circa 250 milioni i bambini
lavoratori. Solo in America Latina,
sono circa 40 milioni i minori che lavorano nella strada che, tra l’altro, è
spesso anche la propria casa.
Nel Centro
America, sono circa due milioni e mezzo i minori che lavorano, cifra che
corrisponde al numero di adulti
disoccupati.
Quanti sono i
bambini e adolescenti di strada? Il loro numero è difficile da quantificare
perché spesso si confondono i termini di bambini che lavorano in strada con
quello di bambini che vivono nella
strada. L’esperienza che vi riporto è comunque quella di bambini e adolescenti a Città del Guatemala,
che hanno fatto la scelta di vivere in strada: per questi la strada è la loro
casa, i rapporti familiari sono spesso interrotti e la ricerca della propria
sussistenza è affidata completamente alla possibilità di arrangiarsi.
La scelta della
strada non ha una spiegazione univoca. Essa è multicausale. Basta pensare che
negli Stati Uniti, il fenomeno dei
bambini di strada non è principalmente generato dalla povertà, ma dalla
violenza che esiste in molti rapporti intrafamiliari. Secondo i dati forniti dal governo USA, l'85% dei
bambini e ragazzi di strada statunitensi è stato vittima di abusi sessuali
commessi all'interno della propria famiglia. La povertà, da sola, non spinge un
bambino nella strada.
La violenza è uno
dei principali fattori per cui ci si va in strada. La violenza esiste anche in
strada ma è meno certa: in casa l'abuso può essere quotidiano e non c'è un
posto dove scappare, mentre in strada, soprattutto nei centri delle città, la
violenza è meno regolare, si è in gruppo, magari si riesce a sfuggirla.
Secondo una
ricerca del National Runaway Switchboard (linea d'emergenza per i ragazzi che
abbandonano la propria casa), i ragazzi/e che vivono in strada negli USA sono
circa 1.300.000. A Santa Fe, capitale del Nuovo Messico con 60.000 abitanti, il
centro diurno per ragazzi di strada ha assistito, nel 2001, più di 1.100
bambini e ragazzi. A Santa Fe la povertà e l'emarginazione riguarda soprattutto
la popolazione ispanica, indigena e nera, ma contrariamente a quanto ci si
potrebbe aspettare, la maggior parte dei ragazzi/e di strada proviene dalla
classe media bianca, il 35% sono bambine o ragazze.
Per questo, si
dovrebbe parlare di una emergenza globlale che rispecchia il sistema in cui
viviamo e che mette in discussione l’intervento dello stato e dell'assistenza
sociale che non riescono a trovare soluzioni. Troppo spesso i ragazzi hanno
subito, oltre alla violenza familiare, qualche forma di abuso e di esclusione
da parte del sistema statale: abusi fisici e emotivi nelle famiglie
affidatarie, la percezione di essere considerati "un problema"
piuttosto che "una persona". I ragazzi di strada sono in fuga dalle
famiglie tanto quanto dalle istituzioni, tanto nel Nord quanto nel Sud del
mondo.
Ma l’America
Latina è oggi il continente dove il fenomeno dei bambini di strada è più
esteso, dove le contraddizioni di questo sistema denominato
"neoliberismo" sono più evidenti. Qui infatti si registra la peggiore
distribuzione di ricchezze: più della metà della popolazione latinoamericana è
povera. Come afferma padre Julio Lancellotti, religioso impegnato con i bambini
di strada nel Brasile, negli ultimi
trent'anni la mancanza di riforme agrarie per la redistribuzione delle terre,
il rafforzamento dei grandi latifondi, la presenza delle multinazionali e le
guerre civili scaturite dalle profonde ingiustizie sociali hanno innescato
l'esodo verso le aree urbane, cresciute in modo selvaggio, dove la povertà è in
costante aumento. Milioni di persone sono divenute mano d'opera a basso costo
per l'industria latinoamericana destinata principalmente all'esportazione verso
i mercati statunitense ed europeo. Ecco quindi nascere favelas, asentamientos e
baraccopoli, città ai confini delle città, senza servizi e abbandonate dalle
istituzioni pubbliche, dove la violenza spesso caratterizza il rapporto
sociale, e dove forme di auto-organizzazione sociale non riescono a far fronte
ai gravi problemi della disoccupazione e dell'emarginazione. In questo contesto
anche la famiglia perde il suo ruolo con genitori impegnati in una lotta
quotidiana per la sopravvivenza e bambini costretti a contribuire al reddito
familiare con lavori di ogni tipo.
La strada diventa
anche per questo, una alternativa per i bambini e gli adolescenti. Spesso
scelgono il centro della città perché qui trovano più sicurezza e meno violenza
che nei quartieri da cui provengono. Ma andando in città, occupando gli spazi
pubblici, sono visibili e questo diventa per la società, una sfida continua
all’immagine sociale che invece vuole
preservare. Perciò, sono comuni in America Latina gli atti di “pulizia
sociale”: 2.000 bambini ed adolescenti
sono stati uccisi dal 1998 al 2003 in Honduras, centinaia sono stati eliminati
in Guatemala, in Brasile gli squadroni della morte hanno assassinato in soli
due anni (1988 - 1990) otre quattro mila bambini e adolescenti, in Colombia
muoiono in modo violento cinque bambini al giorno.
Come dice padre
Lancellotti, i bambini di strada sono, insieme ai bambini soldato, ai bambini
lavoratori, ai bambini schiavi e ai bambini violentati dentro e fuori le mura
domestiche, i rappresentanti di un'infanzia negata e sono gli “indicatori
etici” della società, cioè ne mettono in evidenza la salute mentale o la
follia moderna.
In questo
panorama, è nato il progetto della Rete di amicizia con le ragazze e i ragazzi
di strada a Città del Guatemala e del loro movimento (MOvimento de JOvenes de
la Calle – MOJOCA) di cui vi espongo le diapositive.
(SEGUONO
DIAPOSITIVE)
Conclusione.
Per dare il giusto
significato ad una Scuola per i ragazzi e le ragazze di strada, bisogna partire
dalla analisi e dalla comprensione delle esperienze da essi vissute che passano
attraverso il rapporto adulto-bambino. Chi è cresciuto all'interno di un nucleo
familiare, dove ha sperimentato le prime esperienze significative di affetto e
di protezione, indispensabili per la costruzione di una identità, ha
normalmente dei punti di riferimento negli
adulti, ai quali può ricorrere nei momenti difficili della propria vita.
Nel percorso vissuto dalle ragazze e dai ragazzi di strada, questa esperienza è
avvenuta nel senso contrario: gli adulti non sono stati figure protettive e
affettive ma figure minacciose, violente discriminanti.
Chi vive sulla
strada ha come unica scuola la strada. La strada è tutto: la famiglia, gli affetti, i conflitti, la
sopravvivenza. I punti di riferimento significativi sono i propri coetanei, il
proprio gruppo. Gli adulti continuano ad essere quelle figure lontane e
pericolose che per motivi di sicurezza, fisica e affettiva, è meglio tenere
lontani.
Realizzare una
scuola, specifica per queste ragazze e questi ragazzi, diventa una scommessa
ancora più grande, perché il Centro educativo non è solo il luogo dove
poter imparare quelle nozioni indispensabili per un inserimento sociale e
lavorativo, ma è anche il luogo dove si ricostruiscono nuovi punti di
riferimento, soprattutto negli adulti, connotati da caratteristiche
"sufficientemente buone", come direbbe Winnicott, che sono necessarie
per la formazione di una identità positiva.
La Scuola del
Mojoca persegue, partendo da questa realtà e da queste valutazioni, due
finalità importanti:
- Cerca di offrire
alle ragazze e ai ragazzi di strada nuovi punti di riferimento,
soprattutto per quanto riguarda le figure degli adulti, alternative a quelle
conosciute e sperimentate finora. Attraverso il contatto con questo mondo
adulto diverso - fatto di comprensione, solidarietà e competenza - è possibile
cominciare ad affrontare tanti nodi irrisolti che ostacolano la formazione di
una immagine di sé positiva, di un senso di continuità e di fiducia nelle
proprie capacità. E' possibile cominciare a prefigurare un progetto di futuro
perché, per la prima volta, si ha la consapevolezza di essere stati riconosciuti
nella propria dignità.
-
Il Centro educativo
del Mojoca realizza quella prima formazione di base necessaria per
passare ad altre forme di istruzione. La scuola di alfabetizzazione e la scuola
primaria, all'interno della Casa dell'Amicizia, diventano il trampolino per
poter continuare con gli studi tecnici o superiori al di fuori di questo
ambiente protetto. Tutto il Centro è poi formazione. Anche i laboratori di
pasticceria, falegnameria e sartoria, diventano i luoghi privilegiati per
confrontarsi con quelle realtà lavorative che esistono fuori e che un domani
sarà possibile raggiungere.
-
Al di là dei
risultati tangibili ottenuti, il Centro educativo del Mojoca ha un significato
maggiore e diverso rispetto ad un normale Centro educativo perché in ogni sua
attività emerge anche una carica umana ed affettiva, importante
in ogni fase del percorso di formazione. Non è soltanto un luogo fisico, ma è
anche, e soprattutto, quel luogo simbolico dove è possibile rielaborare gli
affetti, ricostruirsi un senso di sé e dell'altro basato sulla fiducia,
sulla stima e sul rispetto reciproco. Solo allora è possibile prendere
consapevolezza dei propri diritti e della propria dignità umana. La Scuola del
Mojoca diventa per questo, quel simbolo
di solidarietà e di giustizia che hanno un significato universale.
Nora Habed